mercoledì 22 dicembre 2010

La quiete prima della tempesta

Classico appuntamento del mercoledì con la saga di errebi, che oggi arriva al giro di boa. Puntate precedenti: prima, seconda, terza, quarta.

Da un po’ di tempo a casa del signor Giulio le cose sembravano andare per il verso giusto. Paola la figlia di Clara stava continuando alla “grande” gli studi alla università. Marta la figlia di Virginia dopo lungo cercare era entrata nel mondo della scuola ed ora insegnava in una scuola media nelle vicinanze del paese d’origine. Matteo fratello di Marta impegnato anche lui all’università con il dovere categorico di emulare le gesta della sorella con un corso di laurea completamente diverso, più impegnativo, rognoso, anche se a dir la verità non ci voleva molto a fare un corso più impegnativo di quello di Marta ma il modello al momento, aspettando Paola che arriverà a quali magnifici traguardi, era Marta. Quanto orgoglio per il signor Giulio e la signora Silvia. Marta laureata a pieni voti, il fratello Matteo prossimo al traguardo, Paola che prometteva chissà quali mirabilie. E Francesco? Figlio di Elena e Claudio è la pecora nera della famiglia. Anticonformista, uno spirito libero, soffre l’ambiente rococò e conformista della famiglia. Lui no, nello studio non aveva raggiunto gli eccelsi traguardi dei cugini. Si era fermato al terzo anno della scuola superiore lasciando un po’ di amaro in bocca ai genitori. Si era buttato cuore e cervello nel lavoro dove sperava di ottenere i risultati che i cugini avevano ottenuto negli studi. Elena soffriva un po’ questa decisione del figlio soprattutto perché sapeva come avrebbero reagito i genitori e le sorelle mentre Claudio anche se un po' amareggiato, non aveva dato troppa importanza alla decisione di Francesco. “Insomma Elena se Francesco non ha più voglia di continuare a studiare che vada pure a lavorare chissà che il mondo del lavoro non gli dia le soddisfazioni che lo studio non gli ha dato. Non ne farei proprio una tragedia”. “Sì lo so Claudio ma cosa mai diranno i miei. Già mi sembra di sentire le mie sorelle. Ti ricordi quando Francesco si era iscritto al Liceo Artistico cosa aveva detto mia sorella Virginia?” rispose Elena. “Guarda non è che abbia un grosso interesse su quello che sentenzia tua sorella Virginia e, tanto meno, quello che pensa tua sorella Clara ma al momento proprio non mi viene alla mente, non ricordo”. “Ma dai Claudio” rispose Elena “gli aveva già trovato il futuro lavoro. Il madonnaro”. “Benissimo, campi aperti, cielo azzurro, creatività e soprattutto senza nessun padrone” rispose Claudio. “Va bene, va bene Claudio. Con te parlare di queste cose è impossibile. Lo so come la pensi ma mi intestardisco a parlatene ancora. Ma ti sembra, con tutto il rispetto per i madonnari, ma non possiamo pensare un futuro migliore per nostro figlio?”. E Francesco il suo futuro se lo scelse così in un mattino di estate cominciando a lavorare in un negozio di parrucchiere per donna. Al momento sembrava una pazzia giovanile ma piano piano, la cosa prese la direzione giusta e Francesco si innamorò del suo lavoro. Claudio ed Elena cominciarono anche ad esserne felici. Finalmente chissà che il ragazzo avesse preso la strada giusta. Quante difficoltà però. Che carattere ribelle e difficile aveva Francesco. Era in lui innato il suo spirito di libertà e le regole troppo rigide non facevano al caso suo. I litigi con i titolari del negozio non mancavano mai e Francesco così migrava da una parte ad un'altra. Fino a che il tempo segnava bello tutto andava a gonfie vele poi il cielo si annuvolava con tante nubi nere, fulmini e tuoni e, Francesco, vacillava, sbuffava come una locomotiva ingolfata. “Non possono trattarmi così. Faccio le pieghe, le tinte, sto incominciando ad imparare a tagliare i capelli e mi danno una pipa di tabacco. I soldi non mi bastano mai”. Così Francesco ogni qualvolta abbandonava un posto di lavoro per poi, dopo un po’, trovarne subito un altro. Claudio ed Elena non sapevano ormai più come gestire la cosa. Ma più parlavano e più cercavano di spiegare a Francesco che non è tutto oro quel che luccica e più il ragazzo restava della sua idea, spirito libero. Il tempo dunque trascorreva a volte sereno a volte né brutto né bello altre ancora di un temporale ma di un temporale pieno di lampi e saette. La famiglia guardava e appena ne aveva l’occasione era prodiga di sentenze. La signora Giulia non smetteva mai di dire alla figlia Elena che quel ragazzo doveva mettere la testa a posto, la sorella Clara era invece più propensa all’insegnamento delle regole del bon ton mentre Virginia lo commiserava guardando soddisfatta Marta e il figlio Matteo. Francesco lo aveva capito benissimo ed era abilissimo a sviare tutti gli appuntamenti “d’alta società” con la famiglia ben sapendo che discorsi sarebbero venuti fuori. Ed è così, dunque, che nonostante tutto il sereno regnava a casa del signor Giulio. “Voglio comperarmi la moto” così un giorno Francesco ai genitori. “La moto, non se ne parla nemmeno”, disse Elena. E poi con che soldi pensi di comperarla?”. “Con i miei” rispose Francesco. “Con i tuoi ma se ti lamenti sempre che prendi poco dove credi di trovarli?” continuò Elena. “Faccio un prestito e mi compro la moto”. Elena informò della cosa Claudio al suo rientro dal lavoro alla sera. “La moto non se ne parla nemmeno” disse Claudio “Troppo pericolosa, non è per i soldi può essere un impegno buono per Francesco il prestito. Così dovrà pensarci un po’ sopra prima di spenderli. Ma la moto proprio no. Ne succedono di incidenti uno al giorno per strada e non avrei proprio la voglia di trovarmi ai piedi di un letto d’ospedale. Non se ne parla proprio”. Poi passarono i giorni, i mesi e Francesco non mollava la presa. D’altronde, pensò ad un certo punto Claudio, non si può negare tutto a quel povero ragazzo. Alla fine la moto arrivò anche con l’aiuto di Claudio e Francesco non stava più nella pelle. Elena e Claudio si accorsero subitò della felicità del ragazzo e della gioia che il mezzo meccanico gli procurava. “Come la mamma, non poteva essere diversamente. Ahhh quanto avrei voluto anch’io avere una moto” disse Elena. Anche l’impegno economico per Francesco sembrava aver smosso le corde giuste e circa dopo sei mesi dall’acquisto conobbe una ragazza. La ragazza del cuore. Nel circolo famigliare la cosa non era stata presa troppo bene. A parte il nonno Giulio tutti gli altri avevano, come sempre di solito, espresso parere negativo. Poi con il tempo la cosa era andata scemando si era arrivati alle festività natalizie, all’anno nuovo e a quella maledetta sera di fine gennaio. Francesco aveva deciso. “Presento Alessia ai nonni” aveva detto ai genitori. Lo stesso giorno maledetto Elena lo aveva chiamato al cellulare per chiedergli se andava con lei a far delle spese e lui aveva risposto che, dopo la doccia, sarebbe passato a prendere Alessia in moto, per andare dai nonni. Elena allora aveva preso la strada di casa e a metà della stessa aveva incrociato una ambulanza che correva con la sirena accesa, a tutta velocità, dalla parte opposta. Uno strano presentimento. Poi “Mamma mia quanto traffico stasera”. Elena svoltò alla prima deviazione e si risparmiò il luogo dell’incidente di Francesco. Driin, Driin il telefono di Elena squilla. Dall’altro capo del filo Alessia. “Elena ciao, sono Alessia. Francesco ha avuto un incidente in moto. Non è nulla di grave, tranquilla. Quando puoi tu e Claudio venite in ospedale lo stanno medicando”. Elena non collegò il traffico e l’ambulanza di prima. Chiamò Claudio e gli comunico la cosa. Molto calma, non dando fretta al marito ma pregandolo di fare il più presto possibile. La quiete prima della tempesta. Giunti all’ospedale Elena e Claudio vengono informati della gravità del figlio Francesco. Elena non regge. Gli vengono somministrati dei tranquillanti ed entra quasi in uno stato di oblio. Viene adagiata in un lettino dove piange senza interruzione con Alessia al suo fianco. Francesco se ne sta andando. Claudio è uscito dal pronto soccorso dove erano arrivati e le prime persone che avvisa telefonicamente sono Livio e Clara. “Pronto Clara Francesco un incidente è grave”. Clara e Livio si precipitano in ospedale e vi giungono nel momento in cui il medico che ha accolto Francesco chiamava al colloquio Claudio e Elena. Vi esento da simile strazio e arriviamo subito al teatrino messo in scena dalla famiglia. Clara completamente scoppiata impreparata a un simile sconvolgimento. Virginia e Fabrizio due statue di cera ma con la facoltà della parola. “Beh insomma istituti ce ne sono per accogliere Francesco basta sapergli scegliere”. Queste le parole di Virginia verso la sorella Elena. “Bisogna accettare la gravità della situazione cerchiamo di non rifugiarci in false speranze, le speranze non ci sono” così Fabrizio mentre parla con Livio pensando che Claudio non lo stesse a sentire. Il signor Giulio non capisce il momento e si preoccupa molto di più dei suoi problemi dell’età che del dramma di suo nipote Francesco e della figlia Elena. La signora Silvia sembra come chiusa in una ampolla di vetro da dove cerca di farsi disperatamente sentire. Soffre soprattutto per Elena e anche se solo per disperazione spera in un miracolo. Livio, l’ingegnere, partecipe al dolore di Claudio e Elena ma, anche lui, non dà speranza. Che dire poi dei cugini. Non bisogna distrarli dal loro lavoro e dai loro impegni di studio. Sì va bene Francesco è in grosse difficoltà ma, come si fa, la vita continua.

Clara istericamente cerca di volersi dare da fare in tutti i modi. Si inventa dapprima il ruolo di segretaria. Sì di segretaria. Francesco durante il ricovero ospedaliero non verrà mai lasciato solo e Clara si offre come punto di riferimento per l’organizzazione dei turni al capezzale del nipote. Prende talmente a cuore l’operazione che munita di agenda e calendario detta i tempi alle persone disponibili a dare una mano. Ecco come passava il tempo in studio di suo marito. Non si era mai capito ma, adesso è lampante, gestiva gli appuntamenti. E così talmente presa dal nuovo impegno era ormai quotidianamente al telefono, oltre che per le normali chiacchere giornaliere, anche per l’organizzazione dei turni di fabbrica. Francesco era più di là che di qua. Nessuno gli dava una chance. Solo Elena con la sua forza e tenacia dava dimostrazione di crederci mentre, Claudio, anche lui ci credeva ma non lo dava molto a vedere. Da questa tragedia si aprì un mondo che Claudio e Elena non conoscevano. Tante persone, quasi degli estranei, a far da contraltare al comportamento distaccato della famiglia. La riscoperta degli amici quelli veri. La vicinanza di tanta gente che nulla chiedeva in cambio. Tre lunghi mesi alternati da speranza e grande dolore poi il trasferimento al primo centro di riabilitazione. Non c’era ancora Francesco d’altronde in ospedale era stato trattato solo per salvargli la vita. Se era entrato in quell’istituto era solo merito di Elena e Claudio neanche i medici volevano mandarlo ma c’era arrivato. Tutto è incominciato d’un tratto, all’improvviso. Una moto che perde il controllo, che scivola a terra, un impatto fatale. E poi è silenzio, seguito dai soccorsi e dalle telefonate. Lunghi momenti scandite da pause fatte di “rumoroso” silenzio. Un istante fatto di lunghissima tensione, di parole cercate a fatica, di silenzi che parlano da soli e che nessuno dimenticherà più. Sorprendendosi su questi pensieri, i primi dopo tre lunghi mesi, Claudio e Elena si guardano, si parlano: “L’incidente fosse stato solo quello. Purtroppo non è mai questione di un attimo. È un impatto che si ripete un continuo inizio senza fine. Sarà così Claudio, ne sono certa”. “Una dura lotta, Elena, contro il tempo. Tempo che trascorre veloce che ci mette davanti ad una scelta, continuare o mollare” rispose Claudio. “Mai questo mai Claudio noi continueremo per Francesco e per noi. Nostro figlio ci chiede di ritornare a vivere e noi faremo il possibile per fargliela riconquistare”. Era ormai primavera inoltrata, le giornate si erano allungate e Francesco non era più disteso su di un letto di ospedale. Aveva cominciato, durante il giorno, a stare alcune ore seduto in carrozzina. Non era ancora cosciente di dove si trovava e non poteva nemmeno vederlo. L’incidente lo aveva fatto diventare non vedente. Elena dopo la prima settimana con Claudio era rimasta sola. Non era più tornata al lavoro da quella sera. Si era sistemata in un appartamento presso una parrocchia del posto e trascorreva tutta la sua giornata con il figlio Francesco. Claudio continuava il suo lavoro e alla sera ritornava a casa. In quella casa vuota senza Elena e Francesco cenava e se ne andava a letto. Riceveva ancora tante telefonate da persone vere a cui stava a cuore il futuro di Francesco ma, dalla famiglia solo formale solidarietà. “Me lo immagina Fabrizio prima o poi doveva succedere” Virginia rivolta al marito. “Poi quando gli hanno permesso di acquistare la moto mi sono subito immaginata il peggio. Quel ragazzo…”. “Mah sai questi ragazzi non sai mai come prenderli” rispose Fabrizio “Non sai mai come prenderli? Guarda i tuoi figli Fabrizio, un indirizzo sicuro al loro fianco, una madre ed un padre coscienti e decisi. Non vorrai mica paragonarti a Claudio. Non voglio certo parlar male ma anche mia sorella. Insomma c’è un limite a tutto”. Virginia la solita cinica aveva gettato la maschera sputando giudizi come era uso comune nella famiglia. Clara era invece come prigioniera di una crisalide. Da una parte il contegno e lo sdegno della famiglia per quello che era successo. Dall’altra la necessità di sentirsi almeno per una volta utile a qualcosa. Una continua guerra tra il bene e il male. Una ricerca di una giustificazione che a volte respingeva e altre voleva far sua non riuscendoci. Nove lunghi mesi trascorsi in quell’istituto, quattro stagioni, e Francesco che lentamente era ritornato a parlare, muoveva qualche passo ma era ancora sospeso in un limbo tra vita e non vita. Poi, qualche giorno prima che scadesse un anno da quella sera, il trasferimento in un’altra realtà. “Come cambia la vita” disse Elena a Claudio “Prima si conduce una vita normale, fatta di amici, di quotidianità, e poi come tutto quello che consideravi una volta normalità, diventa normalità il presente” Percorrevano l’autostrada verso la nuova destinazione. Elena seduta dietro e Francesco vicino al posto guida. “Quanto manca papà ho bisogno di andare al bagno” “Ce ne è ancora di strada da fare Francesco ma al primo autogrill ci fermiamo” “Dove siamo adesso papà?” “Ma siamo circa a 2 ore di strada dall’arrivo”. Dietro a loro seguivano Clara e Livio che si erano offerti di accompagnarli. “Ma guarda un po’ Elena mi sto ancora chiedendo se Clara e Livio sono venuti perché mossi da spirito fraterno o perché, con la scusa, si fanno una gita fuori porta!”. “Ohh insomma Claudio non essere così cattivo dai, almeno questa volta vedi di pensare positivo”. “Certo Elena io penso positivo perché son vivo, perché son vivo…”. “Siamo arrivati all’autogrill papà non ce la faccio più” chiese Francesco. Incominciavano sempre di più ad avvicinarsi le montagne. Le cime erano ricoperte di neve e un vento gelido proveniva dal lago nelle vicinanze. Incominciò così la nuova avventura da metà inverno a primavera inoltrata. Elena sempre sola con Francesco ma, questa volta, con lui anche di notte. Nessun aiuto dalla famiglia. Sì certo qualche telefonata, come va, come non va, bene bene, davvero ma guarda un po’, e come cambiano le cose, chi l’avrebbe mai detto. I cugini fantasmi. Una volta si presenta Marta con il marito proprio una visita formale niente di più. Arrivano con la macchina nuova di Andrea ma, Elena proprio non se ne accorge e Claudio ironizza dopo che se ne sono andati “Ma guarda un po’. Fabrizio è proprio unico. È venuto a trovare il nipote in macchina con sua moglie, sua figlia e il genero con la macchina del genero. Le escogita tutte per non aprire il portafoglio”. “Ma cosa dici Claudio vuoi che Andrea non gli abbia chiesto i soldi della benzina?”. “Io li avrei a chiesti a tuo padre Elena?”. “No”. “E allora ti sei già data la risposta”. Immagino il parlare piano e cadenzato di Fabrizio con Virginia seduta al suo fianco che annuisce. Sono tanti chilometri la mia macchina ha i suoi anni, la benzina, l’autostrada, dovremmo poi certamente mangiare qualcosa, si tornerà indietro con il buio. “Non si preoccupi Fabrizio la mia macchina è ha disposizione”. “No, no Andrea ma cosa dici non se ne parla nemmeno” e poi quello a cui Fabrizio ambiva. Di Clara e Livio dopo la prima volta si era perso traccia per non parlare poi della loro figlia Paola, assente. Si era arrivati a maggio inoltrato e si preparava un altro trasferimento. Elena era stanchissima aveva già dato quasi tutto quello che poteva e non ce la faceva più a continuare con il ritmo infernale con cui era vissuta in questo primo anno. Si ritornava verso casa percorrendo la stessa autostrada, osservando le stesse insegne, le stesse case e gli sconfinati campi del primo viaggio. Elena riusciva a ritornare al lavoro per un brevissimo periodo poi, a rituffarsi nei giorni sempre gli stessi, nei giorni di Francesco. Nuovamente fece capolino l’estate e per il fine settimana Francesco ritornava a casa. Era trascorso un anno e mezzo e Francesco ritornò si a casa ma non in quella in cui era nato ma in una diversa cercata e trovata il più possibile a sua misura. Si avvicinava poi il tempo per Elena di ritornare al lavoro. Lo bramava, lo desiderava quasi come una liberazione, un cambiamento forse, un ritorno alla normalità. E poco prima, durante il trasloco, la dimostrazione lampante dell’essere la famiglia. Soli anche questa volta. Con il povero Fabrizio che era caduto in bicicletta riportando serie lesioni. Sembrava avesse calcolato tutto solo una cosa gli era sfuggita… si era fatto troppo male. Livio e Clara esauriti avevano bisogno di staccare la spina e partirono per una settimana di riposo. Ma guarda un po’ la partenza proprio il giorno del trasloco. Elena e Claudio si trovarono quindi loro due e anche questa volta furono felici di essere solo loro due. Anzi il giorno dopo del trasloco Claudio andò a prendere Francesco e lo portò a casa. Tra scatoloni, mobili da sistemare, letti da fare e tanta confusione andò bene tutto lo stesso. Non andò bene per Clara e Livio, partiti per ricaricarsi tornarono sì ricaricati ma di nervosismo. Clara sempre con il suo perenne mal di testa e l’agitazione dovuta al fatto accaduto a suo nipote. Livio che si caricava al punto giusto della nevrosi della moglie e ogni tanto cadeva anche lui in preda ai fantasmi che costruiva Clara. Insomma ritornarono ma non avevano risolto nulla, anzi. Arrivò poi l’autunno e con l’autunno Clara ritornò al lavoro mentre Federico era in istituto seguito da una persona. Finalmente non c’era più l’estrema necessità della presenza di Elena che comunque nel pomeriggio saliva in macchina e andava giornalmente da Francesco. Arrivo anche quella sera, al tramonto di una giornata di settembre ancora calda. Arrivò una chiamata al cellulare di Claudio. “Claudio sono Livio, Elena è in casa?”. “Ciao Livio no Elena è da Francesco dovrebbe essere qui a momenti hai bisogno di qualcosa?”. “Ma vengo li sarò la verso le 21 la trovo per quell’ora?”. “Ma penso proprio di si Livio, ti aspettiamo”. Claudio chiuse il cellulare per poi pensare un attimo a quella telefonata. Cosa avrà mai di così importante da dire ad Elena e pensò così di avvisarla. “Elena ciao ha chiamato Livio ha detto che poi viene qui. No non so cosa voglia boh non ne ho la più pallida idea”. “Ho proprio dovuto venire qui stasera non potevo farne proprio a meno” incominciò così quella sera Livio. “Tua sorella, non regge la situazione, non dorme più la notte, è in preda a attacchi di pianto, no così non può più andare avanti. La soluzione migliore è non vederci più. Chissà così forse sarà più facile per tutti anche per voi”. Elena sbarrò gli occhi e partì come un fiume in piena. Non risparmiò niente a nessuno si tolse anche qualche sassolino dalla scarpa e invitò Livio ad andarsene. Livio non era abituato ad essere trattato così. Nessuno si poteva permettere di farlo e ci mancò poco che allungasse le mani contro Elena se, in quel momento, Claudio rimasto fino a quel punto ad ascoltare, non si mise tra i due e li separò. Elena finalmente aveva avuto il coraggio, mai avuto da Claudio, di sputare in faccia a Livio tutto quello che pensava e Livio fuori di lui si congedò a modo suo “È meglio che esca da questa casa per non ritornarci mai più, ricordatevi che nessuno può permettersi di comportarsi con me come avete fatto voi questa sera”. Uscì urlando ancora sbattendo violentemente il cancello del giardino. Poi silenzio. Elena si sfogò con Claudio certamente a ragione perché era intervenuto troppo tardi senza aver preso le sue difese. Claudio rimase in silenzio, non cercò giustificazioni ma, non sapeva se aveva sbagliato oppure no sapeva solo che non avrebbe mai più permesso una cosa del genere. Non è poi che con il passare del tempo Clara avesse trovato beneficio da questa lontananza anzi non capiva l’atteggiamento di Claudio e Elena, questo distacco reale più voluto da loro a suo di dire che da lei e suo marito. Non mancarono poi i consigli della signora Silvia rivolti alla figlia Elena, di lasciar perdere, di capire, che Livio era fatto così, che era meglio fare un passo indietro. “Sì certo un passo indietro” disse Elena “Devono farlo loro un passo indietro e farsi un esame di coscienza ma, siccome la coscienza non ce l’hanno, non lo faranno mai”. Silvia taceva non trovava poi più la forza di controbattere ma che situazione incresciosa per la famiglia. E poi telefonate, nuovi consigli per cercare il ritorno alla normalità che poi in realtà non è che prima ci fosse. Un continuo agitare lo shaker per trovare la combinazione giusta nella speranza che Elena faccesse un passo indietro. Trascorse un anno da quella sera e le cose non cambiarono. Si entra e si esce a casa di Giulio una per volta senza mai incontrarsi nello stesso momento. Virginia per un motivo, Clara per un altro, Elena per il rispetto. Una famiglia in conflitto che Giulio e soprattutto Silvia negano, negazione che ha alimentato quel fuoco che covava sotto la cenere. Una situazione che non si addice alla famiglia, anche se lentamente, ma inesorabilmente la sfiducia è entrata a far parte della perfezione sognata da Giulio e Silvia il tempo per loro è sempre più breve e non resta altro che… negare.

5 commenti:

  1. Errebi... Tu c'hai un tuo perchè. Innegabile.

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  2. Come Vaniglia, anch'io penso sia una descrizione troppo precisa per essere solo un racconto di fantasia.
    Comunque, egoisticamente, l'ho iniziato come lettura di una storia fantastica e come tale l'ho finito.

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  3. Uno spaccato di vita reale indubbiamente ben plasmato.

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  4. Caro Silas auguri di un meraviglioso 2011

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