giovedì 30 settembre 2010

L'assedio

“Tira”. Mani su mani scivolarono sulla gomena. “Tira”. La nave si spostò di qualche metro. “Tira”. S'assestò, finalmente, al riparo dal mare in tempesta.
Di fronte a noi si apriva una radura. Vasta, sconsolata, ornata qua e là di qualche felce, fungeva da premessa tetra a mura inesplorabili, ferite a tratti da una spruzzata di finestre e sormontate da una merlatura armata. Procedemmo in colonna verso le truppe di terra: ci attendeva la guerra, il sacrificio, forse una vittoria, certamente una strage. Troppo poco: per la gloria, forse, avremmo dovuto esser fieri? Per quel salario da fame che avrebbero pagato alle nostre vedove, per l'ebbrezza della conquista, il vanto d'essere eroi?
Le mura. Alte, violente, inconquistabili. Vicine, eppure oltre ogni immaginazione, ci dominavano. Mi evocavano le sensazioni del giorno prima: pochi di noi, prima d'allora, avevano visto il mare aperto, quella massa ostile e ululante che ci separava dall'approdo, e dal mare, così, fummo sconfitti. Lunghe teorie di soldati s'avvicinavano ai fianchi della nave, pallidi in volto, presaghi forse di una sconfitta. In che condizioni avremmo affrontato il nemico? Avevamo poco cibo, e quel poco che mangiavamo dopo alcuni istanti appena era già finito in mare, strappato al nostro stomaco dalle intemperanze delle onde.
Ci ricongiungemmo agli altri ch'era già il tramonto. Nell'accampamento v'era un'atmosfera ancor più tetra di quella che avevo visto il giorno precedente: i miei commilitoni raccontavano di donne bellissime celate dietro quelle mura, eppure nessuno, fra loro, aveva la certezza che quelle gioie sarebbero toccate a lui. Le danze, l'amore, le ricchezze: si sogna sempre, prima di una battaglia, eppure l'atteggiamento spaccone di noi soldati era mitigato da oscuri presentimenti. Forse le nuvole: dense, scure, cariche di pioggia e di tuoni s'avvicinavano a noi, a tratti inghiottivano le nostre certezze.
E poi quell'uomo. Da una delle finestre più alte ci scrutava, ci sorvegliava, invocava con evidenza le sue maledizioni su di noi. Certo non era una sentinella: vestito di nero, per quel che potevo vedere, non aveva nessuna arma. Si esponeva, certo, ma non temeva i nostri arcieri: sembrava che fosse lui a comandare le nuvole, che potesse governare i nostri destini col solo cenno d'una mano. Lo osservai a lungo, temendo che si risolvesse infine a provocare la catastrofe. Prima che fosse buio si ritirò, lasciandoci da soli con le nostre paure. Senza un capro espiatorio, un corvo a cui dare la colpa. Soli, ad attendere la disfatta.

A Vaniglia, che mi chiedeva l'altro versante della storia precedente.

11 commenti:

  1. leggendo entrambi i racconti: "il sacrificio" e "l'assedio", ho avuto due sensazioni diverse. Nel primo ho provato ansia, nel secondo stranamente, la visione del tutto sembra più "romantica", viene quasi voglia di stare accampati sotto le mura del castello. chissà perché poi....

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  2. Facile, quando si sa che si vincerà :p

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  3. ma cavoli io ho letto prima questo e poi il sacrificio...
    e dicevo che erano spacciati e "invece conoscevano uno dio più potente del loro"
    :-D

    cmq sono tutti e due ottimi racconti!
    grazie per le visite! :-D
    ciao

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  4. E non vale che me li fai simpatici entrambi! Che poi è mica facile rendere simpatico uno che si sa già vincitore. Eppure eppure la sua fragilità traspare.
    (avesse saputo cosa c'era da magnà oltre le mura, avrebbe vinto prima).

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  5. Grazie... Non ho parole (e che non le abbia io è assai strano)... Comunque da tre follower sei già passato a 10, ci sarà un perchè ;-)

    (Prometto di ricambiare e stavolta mantengo)

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  6. un sacrificio come negli scacchi ...

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  7. @Charlie: uhm, a me il primo stava antipatico;
    @Vaniglia: la risposta è: tanta, ma tanta, spam;
    @Giardigno: facile, negli scacchi.

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  8. Se il primo racconto era una capricciosa, questa è una margherita... Meno carica, ma altrettanto buona. Questo è il paragone che mi è venuto in mente leggendolo. Si legge che è un piacere ed è chiaramente antitetico al precedente. Comunque ancora complimenti, scrivi bene. (E se ci mettiamo che lo hai creato in così poco tempo... Vale doppio)

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  9. Grazie mille, rospo :)

    A me la margherita non piace così tanto. Però odio la capricciosa, e quindi va bene così.

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