mercoledì 26 gennaio 2011

Il disgusto

Il disgusto, ecco cosa mi dà: Palermo mi dà il disgusto. Chiudo bene il portone, ché poi entrano i ladri. Esco in strada: traffico, rifiuti, odore di lercio. Città sporca, gente sporca: meridionali. Folla vociante, bucato al balcone, clacson senza sosta. Immondizia: accanto al cassonetto, accatastata, ma anche per strada. Sul bordo del marciapiede, a intasare i tombini, in mezzo alla carreggiata. E loro? Loro non se ne accorgono. Lo ignorano, lo danno per assodato.
Arrivo all'auto. C'è un volantino: prestiti facili, mi suggerisce. Pezzenti: non hanno i soldi per campare, ma s'indebitano. Compreranno un'auto di cui non hanno bisogno, un gioiello pacchiano, un vestito per festeggiare chissà che. Per fare tardi e ubriacarsi, cantare, urlare in mezzo alle strade. Salgo a bordo: scendo verso piazzale Ungheria, svolto a sinistra, poi a destra, poi ancora a sinistra. Tiro dritto, arrivo in piazza Politeama: fermo al semaforo, fermo ad aspettare che passi l'ennesimo corteo. Il tizio accanto a me è troppo grasso, troppo irritato, troppo sanguigno. Suona il clacson: lo suonano tutti.
Davanti a me sfilano in venti. La polizia li scorta, li tutela, li tollera. Basterebbero trenta secondi, e invece eccoli lì: si fermano, gridano qualcosa, poi fanno un paio di metri e si fermano ancora. Invocano briciole di precariato, un'altra stabilizzazione che non arriverà mai, sperperi eterni a spese di mamma Regione. Il capopopolo è un uomo enorme: alto, ma soprattutto grassissimo. Come avrà fatto a ingrassare con lo stipendio da lsu? Lavora in nero, è sicuro. Forse è un ex-detenuto, perché anche a quelli danno il lavoro. Mentre me lo chiedo, il corteo scivola via. La polizia municipale riapre la strada, si mette da parte, fa cenno di andare. Ho un'esitazione, ma dura un attimo: un clacson, un altro clacson, mi invita a proseguire. Perentorio, indifferente ai tre vigili alla mia destra. Ha ragione: se ne fregano, non lo multano. Scorro via.
Supero via Emerico Amari, arrivo al porto. Puzza. Puzza di inquinamento, di scarichi a mare ignorati per decenni, di chissà quali rifiuti “speciali”, non so se mi capite. Sul giornale parlavano di tonnellate di tritolo, ma certo anche qualche cadavere sarà finito fin laggiù. Scivolo su via Crispi, arrivo in via Montepellegrino. L'ortofrutticolo, un altro spettacolo: resti di ortaggi in mezzo alla strada, bancarelle, aria da suk. È la parte più difficile: contenere il disgusto, contenere il disgusto, contenere il disgusto. Proseguo per via Rabin, giro a sinistra, arrivo in piazza Leoni. Al semaforo un negro si fa avanti: gli dico di no, ma lui appoggia lo stesso la spugna sul parabrezza. Metto in azione i tergicristalli, impreco, lo mando via. Sorride ebete, alza le spalle, importuna qualcun altro.
Prendo viale Diana, la Favorita. Un parco meraviglioso, guardate com'è ridotto: sporcizia ovunque, chissà quanti delinquenti, chissà quante siringhe. Là dietro, sicuro, c'è qualcuno che si droga. Qualcuno che fa chissà cosa, mentre nessuno controlla. Assedio: cani randagi, auto a 150, clacson impazziti. Accosto. Abbasso il finestrino. Parlo.
- Quanto bocca-culo?

11 commenti:

  1. come sempre eccezionale...che poi aria da suk non è mica male.

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  2. silvia ferraro26 gennaio 2011 09:57

    Bello ,Max.Noi Terroni che siamo emigrati lo reprimiamo con la colpa con cui ci disgusta un padre o una madre di cui ci vergogniamo ma che amore ,che dolore insanabile .Il ventre palpita solo lì ma la testa di cittadini che reclama bellezza e giustizia è senza speranza.

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  3. Sono un disoccupato e in questa città ci sto bene. Pecchè si vive con l'idea che oggi cci si, rumani t'affiri 'o Signuri.
    E così m'accattu 'u vestitu, u gioiellino a mme mugghieri, a pleistescion a me figghiu. Cara Silas, tuttu avi na raggiuni, ma è dintra i cosi stessi. E a parole un si po diri.
    Dalle nostre parti si dice: a megghiu parola è chidda ca un si rici.
    Forse per questo senti Folla vociante e urla. Picchi nuatri un parramu.
    La parola è inganno, il caos è sintonia con l'universo.

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  4. Bellissimo, come sempre. Sono stato una sola volta a Palermo... e diciamo che non mi ha fatto una bellissima impressione.

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  5. Cambiando il nome della città e modificando un po' la toponomastica, il racconto si potrebbe adattare alla realtà di tanti altri centri urbani di questa nostra, attuale, povera Italia.

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  6. @tutti: preciso, per evitare equivoci, che il protagonista di questo racconto non sono io, eh? E' un punto di vista. Non sono nato a Palermo: ho scelto di vivere qui.
    @ady: meno male che ci sono le tue iniezioni di autostima ^^
    @silvia: non mi chiamo Max, ma grazie lo stesso
    @Anonimo: bell'immagine, "La parola è inganno, il caos è sintonia con l'universo".
    @HYDRA: no, ti sbagli: Palermo è una città meravigliosa. Basta saperla decifrare
    @g9: ecco, hai centrato il punto.
    @Ernest: grazie grazie

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  7. Bellissimo, e finale di gran classe! :D (a me, per il poco che l'ho vista, m'affascinò, Palermo eh!)

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  8. La mia impressione su Palermo è stata quella di una città dai mille volti, di tutto e il contrario di tutto. Di scorci meravigliosi affiancati a realtà squallide, senza quasi soluzione di continuità.

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  9. Già, gran classe, Charlie :)
    Web: sì, credo tu l'abbia compresa.

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  10. Mi sembra di sentire i miei dopo una sosta nella città. Non ne hanno ricavato una buona impressione.

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